Il 12 febbraio 2015, dopo 17 ore di negoziati a Minsk, i leader di Germania (Merkel), Francia (Hollande), Ucraina (Poroshenko) e Russia (Putin) firmano il "Pacchetto di misure per l'attuazione degli accordi di Minsk" — noto come Minsk II.

Contesto

Gli accordi arrivano dopo la sconfitta ucraina a Debaltseve e il fallimento del primo accordo di Minsk (settembre 2014). L'esercito ucraino è in difficoltà contro le forze separatiste supportate dalla Russia.

I 13 punti dell'accordo

I principali elementi prevedevano:

1. Cessate il fuoco immediato
2. Ritiro delle armi pesanti da entrambe le parti
3. Monitoraggio OSCE
4. Dialogo su elezioni locali nelle aree separatiste
5. Amnistia per i combattenti
6. Scambio di prigionieri
7. Accesso umanitario
8. Ripristino delle relazioni economiche
9. Controllo ucraino del confine con la Russia (punto cruciale)
10. Ritiro delle forze straniere
11. Riforma costituzionale sulla decentralizzazione
12. Elezioni locali secondo la legge ucraina
13. Intensificazione del Gruppo di Contatto Trilaterale

Perché Minsk II fallì

L'accordo conteneva una contraddizione fondamentale:

- L'Ucraina voleva prima il controllo del confine, poi le elezioni
- La Russia voleva prima le elezioni (che avrebbero legittimato i separatisti), poi il confine

Le violazioni del cessate il fuoco furono continue. Secondo l'OSCE, la maggior parte proveniva dalle aree controllate dai separatisti. Le armi pesanti non furono mai ritirate completamente.

Le ammissioni successive

Nel 2022, l'ex cancelliera Merkel dichiarò che Minsk II era servito a "dare tempo all'Ucraina" per rafforzarsi militarmente. Putin citò queste dichiarazioni come prova che l'Occidente non aveva mai voluto una soluzione pacifica. Entrambe le interpretazioni sono contestate dagli storici.